Morti da Cambiamenti Climatici in aumento esponenziale

Il “Climate Risk Index”, arrivato quest’anno alla sua quindicesima edizione, è un documento di sintesi emesso dall’istituto Germanwatch, con sede a Berlino (Germania), uno dei più accreditati enti al mondo nella valutazione dei dati concernenti i cambiamenti climatici sul pianeta: il loro motto è “Osservare, analizzare, attuare.”

L’immagine qui sopra è la sintesi di un lavoro attento, quasi unico nel suo genere, in grado di dire ai cittadini di ogni stato quale è la situazione attuale nel luogo in cui vivono, basandosi sulla lettura degli eventi passati.

E’ subito evidente che nessun paese è realmente immune dai cambiamenti, e che l’Italia non è tra i luoghi più fortunati. Per capire meglio i dati di seguito riportati, è però necessario tenere presente alcuni fattori propri di questa analisi:

Il Climate Risk Index fotografa il passato, non è un modello per il futuro, non tiene conto dei futuri cambiamenti derivanti da scioglimento dei ghiacci, aumento del livello dei mari, aumento delle temperature medie, etc.

In definitiva, il Climate Risk Index, se usato come proiezione per il futuro, da un’idea assolutamente ottimistica degli effetti dei cambiamenti climatici

Se guardate che posizione occupa già ora l’Italia nella piantina qui sopra e considerate che non può che andar peggio, non c’è proprio da stare allegri. Premesso quanto sopra, passiamo ai dati:

Allagamenti in Europa sempre più frequenti

Tra il 1999 e il 2018 i paesi che hanno subito complessivamente i maggiori danni per gli effetti dei cambiamenti climatici sono stati Porto Rico, Myanmar, Haiti, Filippine, Pakistan, Vietnam, Bangladesh, Tailandia.

Se si prende in considerazione il solo 2018, i paesi che hanno subito maggiormente gli effetti dei cambiamenti climatici sono stati Giappone, Filippine, Germania, Madagascar, India, Sri Lanka, Kenia, Ruanda, Canada, Fiji.

Si noti il peggioramento della situazione per quanto ci riguarda: prima erano quasi solo paesi in via di sviluppo mentre l’anno scorso, nella triste classifica dei paesi più colpiti, sono entrati stati come il Giappone, la Germania e il Canada, che tutto sono tranne che “in via di sviluppo”.

Tra il 1999 e il 2018 sono morte 495000 persone in conseguenza diretta di 12000 fenomeni meteorologici estremi; nello stesso periodo le perdite economiche dirette (ovvero imputabili ai soli eventi atmosferici estremi) sono state relativamente basse: circa 3,54 miliardi di dollari.

Nel 2018, ultimo anno preso in esame nell’attuale rapporto, le onde di calore sono state una delle principali cause dei danni, colpendo più degli altri il Giappone, la Germania e l’India. A tal proposito, il rapporto specifica che è ora di evidenza scientifica ciò che già si sospettava, ovvero che le ondate di calore sono una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici.

In Europa, la probabilità che si produca un’ondata di calore mortale è da 10 a 100 volte maggiore rispetto al 1918.

Alcuni paesi, come il Porto Rico, Haiti le Filippine e il Pakistan sono stati così spesso interessati da disastri derivanti direttamente dai cambiamenti climatici da essere sempre stati nella classifica dei paesi più colpiti.

Gli incendi della scorsa estate in Amazzonia, Siberia, Congo e Australia sono conseguenze dirette del Global Warming

Dei 10 paesi più colpiti dai cambiamenti climatici nel periodo 1999-2018, sette sono in via di sviluppo e con un gettito pro capite basso, due sono di medio sviluppo (Tailandia e Repubblica Domenicana) e solo uno, il Porto Rico, è un paese sviluppato e industrializzato. La ragione non va cercata nella sfortuna, ma nelle possibilità economiche: i paesi poveri non sono economicamente in condizione di far fronte ai cambiamenti climatici con investimenti adeguati alla salvaguardia della popolazione

Le ondate di calore sono, ad oggi, il principale effetto dei cambiamenti climatici: sono diventate talmente frequenti che il Porto Rico, che ne ha sofferto più degli altri, è permanentemente in vetta alla classifica dei paesi più colpiti dai cambiamenti climatici

L’Italia non figura mai nelle statistiche elencate qui sopra. Tutto bene, quindi? La risposta è no. Nella classifica per numero di morti da cambiamenti climatici, nella quale si vince se si arriva ultimi, noi occupiamo la sesta posizione.

In effetti, noi siamo abituati a pensare che i cambiamenti climatici, per quanto gravi, riguardino soprattutto Asia, Africa o comunque paesi lontani da noi; succede spesso di sentire qualcuno che dice qualcosa tipo: “noi la raccolta differenziata la facciamo bene, il problema sono i cinesi”.

Questa affermazione, per quanto semplicistica, corrisponde parzialmente al vero; certamente la Cina, l’India e tutto il sud-est asiatico inquinano più di noi, ed altrettanto vero è che gli Stati Uniti sono enormemente meno attenti all’ambiente dell’Europa… Ma tutto ciò non ci mette affatto al riparo dalle conseguenze.

Nonostante tutto, l’Italia risulta essere tra i paesi più a rischio (vedi la piantina in alto), sia per mortalità che per costi economici.

La Provinciale 227 Santa Margherita – Portofino, distrutta dalla mareggiata del 29 e 30 ottobre 2018

Le prospettive per il futuro sono drammatiche, e faranno sembrare la pandemia da Coronavirus un affare per ragazzini; negli ultimi 20 anni, i cambiamenti climatici hanno causato il numero impressionante di 500.000 vittime, dato che dovrebbe -da solo- indurre i governi di tutto il mondo a correre ai ripari molto più di quanto non stiano facendo.

Ma i governi dovrebbero essere allarmati dalle prospettive per il futuro. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la stessa che aveva previsto gli effetti del Coronavirus (e ci aveva azzeccato!), i cambiamenti climatici causeranno circa 250.000 morti all’anno da qui al 2030; un aumento esponenziale rispetto ai dati già pessimi dei 20 anni precedenti.

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A titolo di sensibilizzazione rispetto al problema, pubblichiamo il conto del numero dei morti da cambiamenti climatici.

Morti da Climate Change dal 1 gennaio 2020:

Un altro morto