Il peggior disastro aereo della storia

Quest’anno, il Boeing 747, comunemente chiamato Jumbo, compie la bellezza di 50 anni.

Pensate: 50 anni che è sul mercato, e sembra un giovanotto.

Ancora oggi, con la sua caratteristica gobba che lo rende assolutamente unico e inconfondibile, desta stupore, è qualcosa più di un mezzo di trasporto, è un’icona.

Siamo totalmente abituati a vederlo, a conviverci, a viaggiarci, eppure il decollo di un Jumbo lascia ancora increduli, e chi ha provato a stare ai fianchi della pista mentre parte un 747 sa che cosa voglio dire.

400 tonnellate che si alzano in cielo inondandoti di un rumore assordante, ti fanno sentire piccolo come una formica in uno stadio affollato, è una cosa che non ti lascia indifferente.

Provate a immaginare, quindi, cosa fosse il 747 al momento della sua presentazione, nel 1969 (primo volo commerciale il 22 gennaio 1970).

Entrate nella macchina del tempo e tornate là, alla fine degli anni ’60, in un’epoca in cui il concetto di volo low cost non era neanche stato immaginato, quando la gente in aeroporto ci andava poco, qualcuno mai.

Viaggiare costava molto ed era difficile, perchè ogni frontiera era chiusa; niente Europa Unita, niente Trattato di Schengen, passare la dogana era motivo di una certa apprensione.

Quando i doganieri ti facevano la famigerata domanda “qualcosa da dichiarare?”, ti guardavano con occhi che si sarebbero detti dotati di raggi X, pronti a cogliere la minima esitazione, una deglutizione di troppo, un principio di lacrimazione.

Vestiti com’erano con divise da far invidia alla Gestapo, avresti confessato anche il furto della marmellata perpetrato ai danni di tua nonna, quando avevi 11 anni.

Immaginatevi là, senza spartphone, senza Whatsapp, senza lingua locale; l’inglese lo parlavano in pochi.

Ogni paese aveva il suo cambio, per telefonare ti serviva la moneta giusta (o il gettone), dovevi cambiare al “Change” e poi metterti in fila all’apparecchio telefonico.

Nel 1970 le automobili non solo non avevano schermi, non avevano neanche la radio (era optional, te la compravi a parte).

Il premio internazionale “Auto dell’anno” fu vinto dalla Fiat 128, che fu anche l’auto più venduta d’Europa nel 1969.

Per il tempo era un gioiellino: aveva un motore 1100 cc. da 55 cv. e vantava l’innovazione della trazione anteriore e delle sospensioni indipendenti, cose per le quali avrebbe poi avuto un grande successo anche nei Rallye.

Niente clima, niente ABS, niente airbag, eppure si narra che alla sede della Volkswagen, a Wolfsburg, ce ne fossero alcune, comprate di nascosto per rubarne i segreti, poichè in quel periodo si compivano le prime fasi di progettazione della futura Golf.

Il 10 aprile 1970 Paul McCartney disse addio ai Beatles, chiudendo un’era di cui si parla ancora oggi; in Italia vedemmo la notizia in TV, rigorosamente RAI, che era l’unica emittente.

Niente Mediaset e meno che meno Sky, Dazn, Netflix.

Solo la Radio Televisione Italia, rigorosamente in bianco e nero.

La TV a colori sarebbe arrivata 7 anni dopo, nel 1977.

Ecco, ora che siete qui, nel 1970, coi vostri pantaloni alla zuava color verdone e i capelli lunghi, con la radio che passa “La Lontananza” di Domenico Modugno, che fu la canzone più ascoltata di quell’anno, potete immaginare l’enormità della notizia della nascita del Boeing 747.

Un colosso lungo 70 metri, largo 65, alto 20, cioè come un palazzo di 5 piani.

2 ponti, 3 classi, 4 motori, fino a 500 passeggeri, oltre 13000 km di autonomia.

Era di così tanto più grande degli altri aerei che avrebbe mantenuto quel record per i successivi 37 anni.

A Chicago, sede della Boeing, avevano inventato un oggetto che spostava di molto in avanti il sogno americano, fuori dal suo tempo; era un alieno proveniente dal futuro, che palesemente spiccava, quasi stonava nella sua epoca.

Era pura fantascienza.

Ed infatti alimentò l’industria cinematrografica della fantascienza, che produsse diversi film basati su disastri legati a cadute di 747.

In Airport ’75, un famoso film del 1974 di cui vi riporto la scena principale, si immaginano gli effetti della collisione in volo tra un Jumbo e un piccolo aereo che ha perso il controllo.

Per inciso, fu un grande successo commerciale, dove sicuramente fu determinante l’impiego del Jumbo. La gente non vedeva l’ora di sentirne parlare, di vederlo, di sognarlo.

Due anni dopo uscì Airport ’77 e si rincarò la dose, immaginando un 747 affondato, con all’interno persone vive da salvare.

Ma nessun film, nessun autore, con la più fervida fantasia, riuscì a mettere in scena una finzione anche solo lontanamente vicina a ciò che accadde nella realtà.

E, con ogni probabilità, se qualcuno avesse scritto un simile copione, quel film sarebbe stato considerato trash, ovvero troppo poco credibile.

Eppure, accadde.

Nel disastro aereo del 27 marzo del 1977, alle ore 17.06.56, due Boeing 747 collisero, ed entrambi viaggiavano a pieno carico.

Morirono 583 persone; il più alto numero di vittime mai registrato in un incidente aereo.

Il dramma avvenne all’aeroporto di Los Rodeos, sull’isola di Tenerife (Canarie), eccezionalmente carico di lavoro poichè quel giorno, a causa di un attentato terroristico perpetrato nell’aeroporto della vicina Gran Canaria, furono deviati lì tutti i voli.

Un piccolo aeroporto, dotato di una sola pista di atterraggio, non concepito per un tale volume di traffico.

Una situazione che originò grandi ritardi negli atterraggi e nelle partenze.

Il volo KLM 4805, con 248 persone a bordo, si scontrò contro il volo Pan AM 1736, con 378 persone a bordo, mentre il primo decollava e l’altro rullava, entrambi sulla stessa pista.

Ambedue gli aerei presero fuoco e andarono completamente distrutti.

La dinamica dell’impatto

La tempesta perfetta dell’aviazione: si parla di tempesta perfetta quando tutti i fattori negativi teoricamente possibili si materializzano contemporaneamente, e questo è esattamente ciò che accadde a Los Rodeos.

Le indagini successive al disastro accertarono che più elementi concorsero simultaneamente.

In primo luogo, la chiusura del vicino aeroporto di Gran Canaria per l’attentato terroristico e la conseguente deviazione su Tenerife di tutti i voli.

Il piccolo aeroporto non era dotato di un radar di terra, che avrebbe consentito di vedere i due Jumbo nella nebbia e avrebbe probabilmente impedito lo scontro.

Le luci pista erano fuori uso, cosa grave in se e ancor peggiore se si considera l’alta probabilità di nebbia in quella zona, data dalla vicinanza del vulcano Teide, che è la più grande montagna di Spagna e genera repentini cambi del tempo, inclusa la nebbia, che non è infrequente.

Se le luci avessero funzionato forse il Jumbo che rullava avrebbe trovato prima la via di fuga laterale, e lo schianto non sarebbe avvenuto.

Un’immagine dei momenti immediatamente successivi allo schianto

A questi fattori oggettivi si aggiungano il sovraffollamento dell’aeroporto, la scarsa conoscenza dell’inglese da parte degli operatori della torre di controllo, comunicazioni radio disturbate, fretta, stress e, non ultima, la nebbia.

Infine, il numero delle vittime venne aggravato da un’ulteriore accanimento della sfortuna: i soccorritori, per altro avvisati in ritardo dopo lo schianto, complice la scarsa visibilità e la distanza tra i due relitti, non si accorsero per oltre 20 minuti dell’aereo Pan Am (su cui vi erano diversi superstiti) e concentrarono i loro sforzi sul solo incendio scatenato dal KLM (i cui occupanti erano tutti morti).